STRANEZZE SPAZIALI – PARTE 4

Here am I sitting in a tin can / Far above the world / Planet Earth is blue / and there’s nothing I can do

La mia astronave dell’Alfa Romeo mi ha portato a destinazione, alla fine. Sono su un prato.  Un prato grande, davvero grande. Pianura sarebbe un termine più adatto. Alle mie spalle ci sono le colline, e le mucche mi pascolano attorno. Se non fosse per il fango e la merda, penserei di essere atterrato sul pianeta Arcadia. E invece no, sono ancora sulla Terra.  Sono arrivato fin qui per un motivo, un motivo che trascende lo stare sdraiati sul fango e sugli escrementi di vacca.  Qui si vede il cielo. Senza le luci cittadine, ho a disposizione un tappeto blu scuro segnato dalle luci stellari. Ed è tutto per me.  Al centro del cielo notturno (che poi non è il vero centro, ma chi se ne frega, è il MIO centro) c’è la Luna piena. Bianca che più bianca non si può, direbbe la pubblicità. Me ne sto rannicchiato contro la fiancata dell’Alfa SpazioRomeo a guardarla. Comincia a fare freddo, e il freddo è una cosa buona, perchè arriva fino alle ossa e mi permette di dimenticare gli strati superiori del mio corpo. Mi fa quasi sentire magro.

Sapete una cosa?

Siamo dei privilegiati, ad avere un satellite che ci orbita così vicino. E’ un altro mondo, un fottuto altro mondo, che possiamo rimirare ogni notte. Un messaggero delle regioni siderali, profonde e sconosciute, se mi passate la parlata da scrittore con tendenze psicotrope. Guardo la Luna, e comincio a chiedermi cosa si possa provare a vederla diventare sempre più grande in un oblò. Arrivare a distinguerne gli enormi crateri,  poi i macigni, infine i sassolini più minuti. E infine atterrare, e scoprire la sensazione che ti dà camminare su un altro mondo. Come suona bene, ripetiamo in coro: un altro mondo. La preoccupazione maggiore diventa quella di memorizzare ogni sensazione, ogni pensiero che passa per la testa. Cristo santo, quando ricapita di andare su un altro -fottutissimo- mondo? E allora, sotto con l’analisi. Analizza e memorizza la sensazione che ti dà il suolo, diversa da qualsiasi acciottolato o prato terrestre. Analizza e memorizza il terrore enorme, immenso, titanico che ti dà un cielo nero, con un Sole accecante ed un immenso lago azzurro che occupa tutto il resto.  Analizza e memorizza la consapevolezza -fallace, ma dillo alla paura che ti sta allegramente rivoltando le viscere- che il ciottolo butterato su cui ti trovi precipiterà dentro quell’enorme lago azzurro, svanendoci dentro.  Poi smetti di analizzare e memorizzare, e lasciati travolgere dalla realtà: sei su un altro pianeta, sei fuori del tuo mondo, sei in un luogo che non è stato concepito afinchè i tuoi occhi lo guardassero. Eppure ci sei, e puoi godere dell’immenso privilegio di guardare un semplice sasso, con la certezza di essere il primo uomo che vi abbia mai posato sopra lo sguardo. Dimentichi tutto: assicurazione, bollo auto, dichiarazione dei redditi, analisi del sangue, spazzolino da ricomprare, il cancro alla prostata dello zio, l’aneurisma del nonno. Ti lasci attraversare dalla corrente ad altissimo voltaggio dell’euforia: sei posseduto da un titano che sta avendo un orgasmo, e lo sta avendo dentro di te. Piangi.

Ecco, me ne sto qui a fissare la Luna fra il fango e i bovini. All’improvviso, sono lassù. Ora ho caldo, dev’essere la maledetta tuta. Ho pianto, e dalla sensazione credo d’essermi anche pisciato sotto. Provo a fare un passo. Per poco non svengo: allora, quella storia della gravità è vera!

Ci metto 10-15 minuti a riprendermi dalla nuova eiaculazione mentale che mi travolge. Qui, sulla Luna, potrei volare. Non servirebbero brevetti, patentini, deltaplani, aerei o biglietti. Dovrei solo fare un salto, e potrei praticamente spiccare il volo.

Poi mi giro, e vedo la Terra. La vedo tutta. C’è una cosa che dovete sapere, fatevelo dire da Major Tom, che nonostante depressione e affini ne capisce parecchio di certe cose.

La Terra è blu. Blu. Blu. Blu, capite? No, col cazzo che capite, perchè non siete qui a guardarla. Tornerò su quel pianeta, ingrasserò ancora o magari dimagrirò, invecchierò e prenderò una pensione, oppure diventerlò un barbone. Non importa. Nessuna cosa che potrò toccare, vedere o costruire sarà mai così blu. Dove viviamo noi, c’è solo il celeste stinto o l’azzurro tristezza. Forse l’Oceano ha qualcosa di simile, ma l’Oceano è uno spicchio di mondo. Questo invece è IL mondo. Blu, blu, blu. Blu ovunque. Un blu che s’irradia. Nero ovunque, sotto, sopra e intorno, nero in direzioni che non sono state ancora inventate: ma la Terra è blu. L’unica cosa blu dell’Universo. Emette una radianza azzurrina che smangiucchia qualche bordo oscuro allo spazio. Vista da fuori, questa palla solitaria non può mimetizzarsi: è un pianeta che ospita vita, che nutre la vita, che trabocca di essa.  Me ne sto rannicchiato contro la fiancata del modulo d’atterraggio a guardarla.  Fa un freddo mortale all’esterno e un caldo schifoso nella mia tuta, ma non m’importa di nessuno dei due. Mi limito a usare gli occhi, in silenzio. Osservo quello che le mani umane non possono assolutamente migliorare.

Il pianeta Terra è blu, e non c’è niente che io possa fare.

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